Londra, Settembre 2008
“Ci sono storie che non si dimenticano.
Questa la dedico a una persona speciale,
una compagna di risate, di turni infiniti
e confidenze sussurrate dietro al bancone.
Questa è anche la nostra storia.“
Avevo da poco finito la stagione estiva in Italia.
Non avrei mai pensato che, dopo tutta quella fatica sotto il sole, mi sarei ritrovata… di nuovo in una gelateria.
E invece eccomi qua: una valigia strapiena, zero certezze, mille domande.
Con me, il mio (allora) boyfriend.
Sbarcati a Londra in cerca di qualcosa, ma non sapevamo bene cosa.
Forse avventura. Forse lavoro. Forse solo una nuova storia da scrivere.
Avevamo trovato una stanza in North West London, in una casa caotica piena di brasiliani esauriti.
La regina indiscussa della casa, avanti con l’età e avara come poche, era stata lasciata da un trentenne brasiliano.
Da allora era diventata acida come una cheesecake scaduta.
Per fortuna, noi italiani (tra cui anche un caro amico) eravamo pronti a tutto.
I soldi iniziavano a scarseggiare.
Camminavo per High Street Kensington con il curriculum in mano.
Da lontano scorsi una tenda gialla con su scritto:
“Ristorante, Gelateria” (non useremo il nome reale 😉).
Pensai:
“No, un’altra gelateria no!”
Avevo giurato che con il gelato avevo chiuso.
Ma quando sei disperata…
Aprii quella porta.
Mi venne incontro un omino basso, capelli brizzolati e occhi azzurri.
Un tipo sveglio, ironico… e ovviamente più interessato a me che al mio curriculum.
Mi squadra da capo a piedi e dice:
“Ah, sarda sei?”
Con quella tipica espressione che avrò sentito milioni di volte.
Come se noi sardi venissimo da un altro pianeta.
Sorrisi.
(Avrei voluto tirargli un bel cazzotto sul naso.)
Due giorni dopo ero stata assunta.
Il primo giorno sembrava una scena tragicomica.
Tutti sapevano dove andare, cosa fare, dove poggiare le mani.
Io? Completamente spaesata.
Il mio inglese?
Be’, diciamo che non ero proprio preparatissima…
Sapevo solo i gusti del gelato e gli ingredienti della pizza.
Vi lascio immaginare.
I clienti parlavano in slang stretto, sembrava un’altra lingua.
Io dicevo sempre “Yes”, “of course” anche quando non capivo assolutamente niente.
Ma dentro di me pensavo:
“Ma che ha detto?”
Vabbe’, io sorrido..

To be continued…
Nel prossimo post vi porto nel vivo della storia.
E soprattutto dei personaggi che hanno dato vita ai miei ricordi.
Fox
